Riflessioni sui dati dell’editoria di Carlo Malinconico, Presidente della Fieg

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Carlo Malinconico, Presidente della Fieg, analizza l’impatto della crisi economica sull’editoria italiana, soffermandosi sui punti di debolezza e l’impatto delle nuove tecnologie sul settore

La crisi economica, culminata nel picco negativo del 2009, ha avuto un forte impatto negativo sul sistema industriale del nostro Paese. Nessun settore merceologico è stato risparmiato, tanto meno quelli che compongono la Filiera della carta, dell’editoria, della stampa e della trasformazione, il cui fatturato ha subito una contrazione del 13,7% rispetto all’anno precedente (da 40,7 a 35,1 miliardi di euro). Nel 2010 l’economia è tornata a crescere (+1,1%) ed anche le imprese della Filiera hanno risentito positivamente del cambiamento di scenario facendo registrare un’espansione del fatturato del 3,3% (da 35,1 a 36,3 miliardi di euro), superiore, quindi, a quello del sistema Paese. In particolare, per quanto riguarda l’editoria, le profonde trasformazioni nell’industria dei media, provocate dall’accelerazione del digitale e dai continui cambiamenti nell’offerta e nelle modalità di fruizione dei contenuti, hanno imposto modelli operativi in cui il tradizionale core business dei prodotti stampati è stato efficacemente affiancato dalla veicolazione online dell’informazione attraverso internet, smartphone e, ultimo arrivato, tablets. Da sottolineare che le ultime rilevazioni Audiweb relative al mese di dicembre 2009 indicano che gli utenti unici di siti web gestiti da quotidiani hanno raggiunto il ragguardevole numero di 5,5 milioni di utenti, vale a dire il 45,4% dell’utenza media giornaliera su internet. Si tratta di un incremento del 37% rispetto a dicembre del 2009. Fortissimo anche il balzo in avanti delle pagine di quotidiani visitate giornalmente: +35%. Altro dato rilevante è quello dei dati di lettura. Quando i consumi sono stagnanti i giornali sono i primi a soffrirne e così è successo nell’ultimo biennio. Ma non sono diminuiti i lettori che, nell’arco degli ultimi dieci anni sono andati costantemente aumentando: erano 19,5 milioni nel 2001; hanno raggiunto 24,1 milioni nel 2010. In quest’ultimo anno, si sono stabilmente mantenuti su questo livello. Da ciò una decisiva considerazione: i problemi ci sono e sono tanti. L’editoria giornalistica ha sofferto nel biennio 2008-2009 una crisi terribile, imputabile soprattutto alla caduta dei ricavi (-11,9%), specie di quelli pubblicitari (-16%). I costi operativi, pur declinando (-6,6%), hanno mostrato una maggiore rigidità e questa circostanza ha determinato un margine operativo lordo negativo. La consapevolezza dell’insostenibilità di questa situazione ha spinto verso strategie di riduzioni di costi, purtroppo dolorose, che, però, hanno avuto consentito nel 2010 di ricostituire i margini operativi in misura significativa, tornando a rappresentare valori positivi (4% del fatturato editoriale). Il processo di ricupero dei margini industriali è ancor più evidente nell’evoluzione del mol e dell’utile netto delle otto società editrici quotate: nei primi nove mesi del 2010 il mol si è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2009; gli utili netti, negativi nei primi nove mesi del 2009 (-95,7 milioni di euro), sono tornati positivi nello stesso periodo del 2010 (+58,1 milioni). Per dati di lettura, apertura alla modernità e capacità delle imprese nell’affrontare una profonda riorganizzazione idonea a reggere le attuali sfide del mercato dei media, le potenzialità del settore ci sono tutte. Purtroppo spesso l’ambiente normativo e organizzativo non è di aiuto o è addirittura ostile. Si pensi alla distribuzione, che è elemento essenziale per il mercato dei giornali e in particolare alla vicenda della soppressione improvvisa dal 1 aprile del 2010 delle tariffe postali agevolate, con un gravissimo danno per i conti delle imprese editrici con costi sopravvenuti in corso di anno finanziario e senza possibilità di recupero, in mancanza di una reale liberalizzazione dei servizi postali. Una decisione che, oltre a comportare un considerevole aumento degli oneri di spedizione dei giornali ha colpito il canale distributivo – gli abbonamenti – che, viceversa, dovrebbe essere incentivato dal momento che in Italia rappresentano il 9% delle vendite, mentre in Europa si aggira intorno al 50%, con punte dell’80/90% nei paesi del nord Europa. Si pensi alla mancanza di qualsiasi tutela efficace dei contenuti prodotti dai giornali, impunemente saccheggiati da motori di ricerca e da rassegne stampa radio-televisive e non.

Gli interventi necessari secondo Carlo Malinconico e Fieg

La Fieg reclama, anche sulla base della segnalazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e del parere dell’autorità per le garanzie nelle comunicazioni, un intervento legislativo di tutela del diritto d’autore. Si pensi alla normativa fiscale che non conosce la neutralità di imposizione nella scelta tra i diversi mezzi di diffusione del prodotto editoriale, così distorcendo le condizioni di ammodernamento del sistema. Si pensi infine al mercato pubblicitario dove la televisione la fa da padrona tra i mezzi classici, avendo raggiunto una quota di mercato del 58%: un caso unico tra i paesi ad economia avanzata. Quello che l’editoria chiede – e lo chiede anche all’interno della Filiera di appartenenza – è una politica industriale fatta non di interventi a pioggia, ma di interventi selettivi che assecondino le imprese nel processo di cambiamento verso sistemi di produzione e di distribuzione dell’informazione in linea con gli sviluppi delle tecnologie e dei modelli di consumo che le stesse tecnologie impongono.

FONTE: Il SOLE 24 ORE

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