Giovanni Lo Storto, l’Università si fa avanti

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A colloquio con Giovanni Lo Storto, direttore generale della Luiss

«Creatività, talento e competenza, è sull’intelligenza che si gioca il nostro futuro, a partire dalla centralità dei giovani. L’università ha un ruolo cruciale, è suo compito assicurare pari opportunità a tutti gli studenti e creare l’ecosistema favorevole, perché i più meritevoli possano puntare in alto, con autonomia, consapevolezza e libertà. Abbiamo bisogno di menti fresche e innovative, per riprendere la via della crescita». Giovanni Lo Storto, direttore generale della Luiss, si infiamma quando parla di università e soprattutto di giovani. «Il mio lavoro mi porta a stare a contatto con i diciottenni, li osservo nel loro modo, sempre diverso e mutevole, di approcciare lo studio, le istituzioni, la società e mi sorprendono sempre. Credo ci sia tanto da imparare, per entrare nella loro testa, per interpretare le loro legittime ansie e aspirazioni. La responsabilità della classe dirigente è quella di non tarpare le ali a questa eccezionale onda d’urto, che ci è mancata e che può imprimere quella svolta di sistema, che da anni stiamo aspettando».

Giovanni Lo Storto, la Luiss si sta aprendo a tutti i contesti territoriali e la sfera di attenzione si è fortemente ampliata. A che cosa è dovuto questo successo crescente?

«La Luiss è una università giovane, ma con una storia già molto importante. Siamo stati e siamo ancora un importante punto di riferimento per gli studenti del centro e del sud, ma a questo aggiungiamo oggi anche la capacità di essere un “polo di attrazione” per le risorse intellettuali che provengono dal nord Italia e sempre più dall’estero. Disponiamo di un sistema integrato di School che operano nella formazione post-laurea come cerniera tra ricerca e mondo del lavoro. Tra queste la Luiss Business School, diretta da Paolo Boccardelli, oggi impegnata con il Dipartimento di Impresa nel determinante processo di accreditamento internazionale Equis (strumento chiave per la valutazione della qualità dell’educazione manageriale ndr)\ la Sog (School of Government) diretta dal politologo Sergio Fabbrini; la Sep (School of European Politicai Economy) guidata da Marcello Messori e la School of Law, che opera sotto la responsabilità di Enzo Moavero Milanesi e di Paola Severino».

A quali pubblici si rivolge questa “rete” di scuole?

«Le nostre scuole di specializzazione offrono percorsi di higher education post-laurea a giovani che ambiscono a giocare un ruolo di punta nei sistemi di governo di imprese e istituzioni internazionali. Giovani che già oggi provengono dall’estero per oltre il 50%, per dare il senso della traiettoria evolutiva che abbiamo intrapreso.

Questa impostazione ha dei riflessi sulla struttura dei corsi di laurea che potremmo definire, per capirci, “tradizionali”?

«Un aspetto cruciale è l’orientamento su cui stiamo lavorando con grande intensità. Sappiamo bene che
l’Italia è purtroppo “maglia nera” sul terreno degli abbandoni scolastici. Uno studente su cinque, dopo aver scelto un corso di studi, non arriva fino in fondo. Per limitare un fenomeno che impoverisce il tessuto sociale, sottraendo qualità al tessuto produttivo delle aziende – e che per la nostra università è già ai livelli più bassi del paese — essenziale attivare delle strategie di orientamento che non possono ridursi a una superficiale e banale presentazione del Campus o dell’offerta formativa. Per questo abbiamo messo a punto un processo unico nel suo genere, che utilizza in modo integrato strumenti classici, con altri profondamente innovativi. Come la nostra Summer School che riscuote un interesse crescente non solo da parte dei ragazzi ma anche dalle famiglie e che dimostra quanto sia oggi importante approfondire i criteri della scelta per avere successo negli studi ma, cosa più importante, nella vita. Ma anche attraverso programmi come la biografìa dello studente che accompagna i nostri ragazzi lungo tutto il loro percorso formativo per “co-creare” il profilo professionale più adatto al mercato del lavoro: un programma in cui ogni studente viene guidato individualmente a prendere consapevolezza del proprio talento, delle proprie aree di miglioramento e dei propri obiettivi professionali, affiancato da un tutor personale».

Giovanni Lo Storto, lo stretto rapporto tra Università e impresa è un punto di forza della Luiss, che può vantare un tempo medio di occupazione dei suoi laureati pari al 78% entro un anno dalla chiusura del ciclo di studi. Come si fa a trattenere la potenza di fuoco dei nostri talenti?

«Offrendo sempre nuove opportunità. Nel nostro Dna c’è una spiccata sensibilità rispetto alle esigenze del mondo imprenditoriale. Siamo legati a Confindustria e quindi il rapporto con il mondo produttivo è forte, ma non basta. C’è bisogno dì scalare in alto per intercettare bisogni ed esigenze che cambiano, sforzandosi di dialogare con i ragazzi, di entrare nelle loro teste, ascoltandoli prima di tutto. I nostri sistemi educativi hanno un’altissima responsabilità: quella di fornire a tutti gli strumenti per rafforzare alcune caratteristiche “native”, che hanno a che fare con la rapidità, il rapporto quasi simbiotico con le tecnologie, la capacità di relazionarsi con genuinità e immediatezza. Sono qualità molto diverse da quelle che si potevano riscontrare fino a pochi anni fa. Faccio questa precisazione per dire che il risultato importante sul piano di placement, cui lei faceva riferimento, è frutto di uno sforzo che stiamo facendo tutti insieme: dal rettore, al management al corpo docente».

E sul fronte innovazione, il linguaggio dell’impresa che guarda al futuro, come vi muovete?

«Anche in questa direzione stiamo facendo molto. Un esempio concreto è Luiss Enlabs, (1.500 mq di open space, un luogo aperto a tutte le università, collocato in ria Gioliti a Roma nei pressi della Stazione Termini ndr), un acceleratore di impresa che ha visto nascere in un solo anno più di 30 start up che danno lavoro a 300 ragazzi e hanno attratto oltre 10 milioni di curo di investimenti, erogati attraverso i venture group. Questa è per noi la migliore risposta, che sottintende un modo nuovo di strutturare l’incontro tra l’universo formativo e il mondo produttivo. Vogliamo contribuire a formare una mentalità flessibile, capace di trovare la sintesi migliore tra le proprie inclinazioni naturali e le chance che il mercato del lavoro mette a disposizione. Questo è il tema di fondo e la sfida che dobbiamo vincere. 11 lavoro va cercato, ma anche creato. Un’indagine recente ha mostrato molto bene come il 65% dei ragazzi attualmente impegnati nelle attività di studio, farà un lavoro che deve essere ancora inventato. E per questo che vogliamo dare ai nostri giovani la possibilità di affrontare una realtà particolarmente fluida e incerta. Lo facciamo contribuendo a creare un ecosistema adeguato in cui la creatività possa fermentare, individuando soggetti disposti a finanziare le buone idee per sostenere il go-to-market e fare impresa. Luiss Enlabs ha questo compito».

FONTE: L’Impresa
AUTORE: Massimiliano Camata

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