Mario Melazzini: ci salveremo grazie ai vaccini e a un’efficace programmazione

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“Prima la vita, sempre”: è il doveroso appello con il quale si apre l’editoriale di Mario Melazzini, ricercatore e Amministratore Delegato di ICS Maugeri S.p.A., nonché ex Direttore Generale di Aifa. Il Dottore ha affidato alle pagine di “Avvenire” una densa riflessione intitolata “Stati e Big Pharma. Investire su sanità e ricerca primo vaccino per il mondo”.
La tutela della vita dovrebbe essere messa al primo posto e una politica efficiente dovrebbe indirizzare le istituzioni verso questo obiettivo comune, secondo princìpi universali. Aprire il dibattito sulla licenza obbligatoria dei vaccini o sulla sospensione dei brevetti, in tempi tumultuosi come questi, è fondamentale per comprendere l’operato dei Governi e che direzione dovrebbero prendere in futuro per contrastare al meglio l’avanzare del Covid-19. Lo scontro tra differenti ideologie e posizioni non è risolutivo in questo contesto, c’è invece bisogno di più investimenti in ricerca e sviluppo, per procedere spediti verso un’unica direzione.
“Quando ricoprivo il ruolo di direttore generale di Aifa”, scrive Mario Melazzini, “per rispondere concretamente ai bisogni terapeutici mi sono trovato nelle condizioni di dover garantire la messa a disposizione di farmaci in modo equo, omogeneo e sostenibile per il sistema, stoppando l’eccessiva pretesa di certa industria, pur riconoscendo l’attività salvifica della loro iniziativa di ricerca e produzione”. Si fa riferimento ai farmaci per l’epatite C, degli importanti salvavita davanti ai quali è stato necessario fermare pretese ingiustificabili che avrebbero avuto un impatto troppo pesante sulla salute di tanti malati. “Nel caso dei vaccini contro il Sars-CoV-2 la politica si è trovata per una volta nell’incredibile posizione di vantaggio attraverso la quale avrebbe potuto dettare le regole”: Europa e Stati Uniti avrebbero potuto e dovuto sospendere i brevetti per chi avesse scoperto il primo farmaco efficace, per far partire rapidamente la produzione su larga scala, ma così non è stato. Un fiasco, così come lo è stata la poco efficace comunicazione durante la pandemia.
Il timore di Mario Melazzini è che, anche in futuro, ci sia poca programmazione e troppa improvvisazione: perché la sanità mondiale invece funzioni e progredisca, servono sempre più delle prese di posizione rapide, certe, programmate.

Per maggiori informazioni:
https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/investire-su-sanit-e-ricerca-primo-vaccino-per-il-mondo

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