Piano vaccini: la lezione di Israele nell’editoriale di Vito Gamberale su “Il Sole 24 Ore”

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“Quando bisogna fare ciò che non si è mai fatto (o che si è dimostrato non sapersi fare), i nostri maestri a ingegneria ci hanno insegnato che bisogna copiare chi ha saputo fare. E allora il nostro benchmark deve essere Israele”: lo sostiene Vito Gamberale nell’editoriale sul piano vaccini pubblicato da “Il Sole 24 Ore” lo scorso 19 gennaio. “La domanda cruciale è se il Mondo, oggi, riuscirà a fermare il treno del Covid-19. Al momento, la risposta è tutta nel vaccino, per avviare la prevenzione; all’orizzonte (non ancora alba) si parla anche di terapie curative. Il vaccino è la speranza che il treno possa rallentare; magari fermarsi”, osserva il manager richiamando il film Cassandra Crossing, in cui un ricercatore in viaggio su un treno si sente male per effetto di un virus su cui lavora: “Si cerca di isolarlo; la diffusione del virus coglie, progressivamente, tutti i viaggiatori; è così che il treno viene instradato su un binario che finisce su un ponte crollato”.
Una “tragica metafora”, così la definisce Vito Gamberale, che “mostra, ancora una volta, come gli artisti riescono, con la loro “folle” fantasia, a immaginare ciò che al momento appare paradossale, ma che poi la realtà successiva conferma come possibile”. La risposta è dunque nel vaccino e “da qui l’impellente necessità, per ogni Paese, di dare la massima attenzione al programma di vaccinazione di massa delle proprie popolazioni”. Paesi come la Germania e Israele hanno messo a punto da settembre un geometrico piano di vaccinazioni prendendo in considerazione le caratteristiche di conservazione e di erogazione dei vaccini (temperature, dosaggi, riprese, etc.): “II lancio di un tale piano richiede una programmazione rigorosa, in grado di garantire il raggiungimento di tutti i cittadini. In Italia sembra si sia cominciato a pensare alla gestione del vaccino solo dopo che l’Ue ha deciso lotti di acquisti centralizzati, ripartiti in base alla popolazione (440 Milioni su 27 Paesi)”.
Nel nostro Paese, con i suoi 60 milioni di abitanti, ne arriverà un po’ più del 13%: a oggi abbiamo superato il primo milione di vaccinati, la stragrande maggioranza dei quali con la prima dose ma “per raggiungere l’immunità di gregge occorre vaccinare, con doppia dose (per lo meno fin quando non ci sarà un vaccino monodose), altri 40 milioni di italiani. In totale, 80 milioni di operazioni vaccinali”.
Un obiettivo elevato quindi per il quale è indispensabile garantire “una sicura organizzazione per erogare i vaccini, ossia: i punti vaccinali, i sanitari demandati, la certificazione personale per i due vaccini ricevuti”.
Un aspetto non di poco conto, come osserva Vito Gamberale, finora “sempre eluso nelle necessarie declinazioni (trasporto, smistamento e consegne “ad albero”, format della documentazione, sanitari preparati e attrezzati), come se si trattasse di un aspetto secondario”. Invece è basilare: “Ancora più importante se si ricorda che il vaccino antinfluenzale è stato un vero insuccesso, in generale nel Paese e in particolare nelle regioni più grandi, a cominciare da Lombardia e Lazio. Pensare a questo insuccesso, rimosso e cancellato dall’Istituto Luce che spesso accompagna la narrativa governativa, fa capire quanto sia basilare impostare un piano rigoroso per la vaccinazione anti-Covid”.
Da qui, in risposta all’ “opacità italiana”, la “lezione di Israele”: “Nella prima settimana del vaccino, ha iniettato 380mila dosi; ora si è portato al ritmo di 500mila al giorno; i suoi 9 milioni di cittadini riceveranno la prima dose in 2 mesi; il ciclo completo delle 2 dosi in 4 mesi. Ciò significa che Israele entro maggio avrà completato la messa in sicurezza di tutta la propria popolazione. Noi, a detta delle varie autorità competenti, dovremo vaccinare, come detto, 40 milioni di persone. Ossia 4,5 volte la popolazione di Israele”.
Se lasciassimo parlare i numeri e volessimo farlo nel doppio dei tempi impiegati da Israele, cioè in otto mesi, dovremmo organizzarci per erogare 400mila dosi al giorno: “Bisogna poi calcolare i Centri da attrezzare, i vaccinatori da insediare in ogni centro, chiarire la logistica che dagli oltre 200 centri nodali possa raggiungere i centri operativi. E bisogna definire l’organizzazione standard da dare a ogni Centro: la parte amministrativa per l’accoglienza, il rilascio del tesserino; quanti vaccini l’ora può realisticamente somministrare un vaccinatore; quante ore al giorno il Centro è attivo e per quanti giorni alla settimana. In Israele si lavora 7 giorni su 7 e 24 ore al giorno, in maniera ordinata. Ciò presuppone un avviso mandato al singolo cittadino”.
Per gestire questa “complessa catena logistica e di comando” in Italia sembra che il Governo voglia delegare le Regioni: “È giusto, dopo che tutta la disciplina di questo anomalo periodo è stata gestita dal ministero della salute? Occorrerebbe una chiarezza totale”. La tragedia del Covid-19 “può essere arginata solo se tutto viene organizzato in modo chiaro e rigoroso, con una puntuale informazione ai territori, rendendo loro noto come funzioneranno i vari Centri di pertinenza”: secondo Vito Gamberale dunque “in questa pagina opaca e sgualcita della complessiva gestione politico/sanitaria/sociale di questa tragedia, sarebbe un raggio di sole. Tocca al Governo, e per esso al ministero e al Commissario, fermare il “Cassandra Crossing” del Covid italiano”.

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