Alessandro Benetton: riscrivere le regole, la lezione di Benetton Formula
Per farsi largo in un ambiente dominato da team con decenni di storia alle spalle, Benetton Formula ha scelto di tracciare una strada propria. Alessandro Benetton, Presidente di Edizione e Mundys, è tornato su quegli anni ai microfoni di “High Performance”, il programma di Jake Humphrey e Damian Hughes che, dal Regno Unito, raccontano le scelte di sportivi e imprenditori. Dalla scommessa su un giovane Michael Schumacher al dolore di Imola, l’imprenditore ha offerto la sua lettura di una stagione che ha portato un marchio nato nel tessile a vincere in Formula 1.
L’idea da cui muove il suo racconto è semplice. Chi si limita a rispettare le regole esistenti finisce per percorrere un tracciato già disegnato da altri, e quindi resta sempre alle spalle di qualcuno. Per trovare il proprio spazio, sostiene Alessandro Benetton, a volte bisogna “riscrivere le regole”: un principio che, a suo dire, ha orientato l’intera avventura della squadra.
Quando il team arrivò nel paddock, la credibilità tecnica era ancora tutta da costruire. L’imprenditore ricorda l’ironia con cui il circus accolse un gruppo privo di trascorsi nelle corse: “Venivamo dall’abbigliamento. Cosa potevamo saperne di ingegneria e motori?”. La risposta, nella sua ricostruzione, è arrivata sul piano del metodo, con la disponibilità a sperimentare soluzioni che le scuderie storiche non avevano esplorato.
Alessandro Benetton: la scommessa su Michael Schumacher
Il nome che più di ogni altro lega Benetton Formula a quel periodo è quello di Michael Schumacher. Del pilota l’imprenditore ricorda soprattutto il carattere. Pur giovanissimo e alle prime armi, non mostrava alcun timore reverenziale, nemmeno davanti ai campioni già affermati. “Fin dal primo giorno mi è stato chiarissimo che non si lasciava intimidire da niente”, racconta.
Secondo Alessandro Benetton, quella sicurezza finiva per alzare l’asticella per tutti. Schumacher pretendeva da chi lavorava con lui lo stesso impegno che metteva in prima persona: “Era lui a fissare lo standard”. Ne derivava, nella lettura del Presidente di Edizione, un team in cui ciascuno era chiamato a rispondere del proprio lavoro.
Alessandro Benetton: Imola 1994 e il senso dello sport
Il passaggio più personale dell’intervista riguarda il weekend del Gran Premio di San Marino del 1994, quando a Imola persero la vita Roland Ratzenberger e Ayrton Senna. Alessandro Benetton ricorda di essersi chiesto che senso avesse essere lì: “Dovrebbe essere uno sport. Non dovrebbe essere un luogo in cui le persone muoiono”. Una riflessione che riporta a una delle pagine più buie vissute dalla Formula 1.
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