Le Macchine Volanti: il cyberspazio come lo aveva pensato Barlow non esiste più

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Dana Boyd, Presidente e Fondatrice di Data & Society nonché ricercatrice in campo tecnologico e sociologico, analizza l’evoluzione del cyberspazio negli ultimi 20 anni in un articolo scritto per il portale Le Macchine Volanti, blog dedicato alla tecnologia ideato da Telecom Italia, multinazionale guidata dal Presidente Esecutivo Giuseppe Recchi. Partendo dalla dichiarazione di indipendenza scritta da John Perry Barlow, un vero e proprio manifesto di libertà e fiducia nel mezzo internet, la ricercatrice statunitense si interroga su quale sia la situazione attuale, soffermandosi in particolare sull’incontro del World Economic Forum a Davos, in Svizzera. Il ritratto che ne emerge è quanto mai contraddittorio: il ruolo della Silicon Valley e le improbabili discussioni sull’Intelligenza Artificiale starebbero infatti contribuendo a creare più angoscia e paura che non fiducia e speranza nel progresso tecnologico. Quanto auspicato da Barlow, secondo la Boyd, non si sarebbe in realtà mai concretizzato e, anzi, Internet avrebbe avuto un ruolo chiave nell’incrementare la diseguaglianza. Nonostante questo, durante il World Economic Forum, gli operatori del settore si sono rinchiusi in un mondo illusorio, raccontando sogni meravigliosi di un futuro degno di un romanzo di fantascienza. La comunità omogenea di cui parlava Barlow di fatto non esiste più, questo perché la tecnologia è diventata mainstream, interessando diversi ambiti. Di fatto, la civiltà di internet ha contravvenuto uno dei principi chiave della “Dichiarazione di indipendenza del Cyberspazio”: essere più umana e giusta del mondo costruito dai governi. Tutto questo non è avvenuto.

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