Auro Palomba: “Borsa soffocata dai Bot”

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Fra tanti medici accorsi al capezzale della Borsa italiana, Giovanni Agnelli è sicuramente uno fra i più autorevoli. Se non altro perché il gruppo Fiat contende storicamente all’lri il primato per capitalizzazione a Piazza Affari. E la disamina che l’Avvocato fa dei mali del mercato azionario milanese è dura e completa, anche se forse i toni sono più morbidi rispetto a quelli utilizzati qualche giorno fa da Cesare Romiti e dagli altri industriali. Innanzitutto una certezza: «La verità c che la Borsa ha una concorrenza immensa nei titoli di Stato. Il mercato di collocazione dei titoli del Tesoro è fatto benissimo, quello di collocazione dei titoli azionari meno bene». Quindi niente di nuovo, se non la conferma delle lamentele che da anni presentano gli agenti di cambio. Ma è la soluzione che suona come una condanna: «Non sono ottimista. È una Borsa troppo piccola in un’economia industriale relativamente piccola, in un momento non felice». Allora l’unica possibilità è-veramente l’economia mondiale. Sono presenti industriali (oltre ad Agnelli lo stesso Romiti, Pininfarina. Marzolto, Varasi e altri), economisti italiani e esteri (Monti, Savona. Prodi, Reviglio, Dornbush), politici (La Malfa, Martinazzoli, De Michelis, Napolitano) e sindacalisti (vedi articolo). «Sulla congiuntura i dati li avete avuti dalla Confindustria – dice Agnelli – la crescita del Gnp (il Prodotto nazionale lordo ndr) e quella della produzione industriale le conosciamo. Il tasso d’inflazione tendenzialmente sotto il 6% a fine anno, anche. Quello che conta è la relatività della nostra economia verso i concorrenti. Allora si può veramente parlare di serie A e serie B. Ma la scadenza è di 5 anni, e dovremmo farcela. C’è però un modo sicuro di andare in serie B, ed è quello di giocare da serie B. Se uno perde fuori e pareggia a stento in casa retrocede sicuramente. Ma una breve permanenza in quella serie può anche essere salutare». Cinque anni per cambiare. Il presidente della Fiat è dunque d’accordo con il ministro del Tesoro Carli, secondo il quale questo lasso di tempo è sufficiente per il nostro Paese. «Noi abbiamo avuto in Carli a Bruxelles un duellante straordinario, di spada, sciabola e fioretto. Ma questo non basta, bisogna mettere a posto le cose in Italia. Siamo alle solite: gli elementi principali da cambiare sono il costo del lavoro gli investimenti che in Italia quest’anno sono calati, anche se non in casa Fiat, e l’organizzazione dei servizi. Per quanto riguarda il costo del lavoro, la trattativa deve partire tenendo ben presente una distinzione: esistono due tipi di lavoratori, quelli che si devono rapportare al mercato internazionale, e quelli che si confrontano con quello interno protetto, i pubblici servizi. Ed è in questo campo che bisogna bloccare le assunzioni e gli aumenti, perché questi lavoratori sono giù stati abbondantemente accontentati». Ma questa maggioranza è in grado di garantire un cambiamento? «Non si può parlare di questa maggioranza, poiché non ne esistono altre. La Malfa dice che collaborerebbe con un’altra, immaginaria. È un ragionamento da surrealista, immaginario (il segretario del Pri, presente, ha replicato sostenendo che” il giudizio, duro, è sulla De”). Bisogna però che il governo si comporti nei prossimi nove mesi in modo severo, e non con la permissività che contraddistingue i periodi pre-elettorali». Una situazione quindi seria e difficile, anche per la Fiat, che «sta vivendo un anno difficile, peggiore dell’anno scorso, anche se migliore rispetto alla media dei produttori dell’automobile».

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

Fra tanti medici accorsi al capezzale della Borsa italiana, Giovanni Agnelli è sicuramente uno fra i più autorevoli. Se non altro perché il gruppo Fiat contende storicamente all’lri il primato per capitalizzazione a Piazza Affari. E la disamina che l’Avvocato fa dei mali del mercato azionario milanese è dura e completa, anche se forse i toni sono più morbidi rispetto a quelli utilizzati qualche giorno fa da Cesare Romiti e dagli altri industriali. Innanzitutto una certezza: «La verità c che la Borsa ha una concorrenza immensa nei titoli di Stato. Il mercato di collocazione dei titoli del Tesoro è fatto benissimo, quello di collocazione dei titoli azionari meno bene». Quindi niente di nuovo, se non la conferma delle lamentele che da anni presentano gli agenti di cambio. Ma è la soluzione che suona come una condanna: «Non sono ottimista. È una Borsa troppo piccola in un’economia industriale relativamente piccola, in un momento non felice». Allora l’unica possibilità è-veramente l’economia mondiale. Sono presenti industriali (oltre ad Agnelli lo stesso Romiti, Pininfarina. Marzolto, Varasi e altri), economisti italiani e esteri (Monti, Savona. Prodi, Reviglio, Dornbush), politici (La Malfa, Martinazzoli, De Michelis, Napolitano) e sindacalisti (vedi articolo). «Sulla congiuntura i dati li avete avuti dalla Confindustria – dice Agnelli – la crescita del Gnp (il Prodotto nazionale lordo ndr) e quella della produzione industriale le conosciamo. Il tasso d’inflazione tendenzialmente sotto il 6% a fine anno, anche. Quello che conta è la relatività della nostra economia verso i concorrenti. Allora si può veramente parlare di serie A e serie B. Ma la scadenza è di 5 anni, e dovremmo farcela. C’è però un modo sicuro di andare in serie B, ed è quello di giocare da serie B. Se uno perde fuori e pareggia a stento in casa retrocede sicuramente. Ma una breve permanenza in quella serie può anche essere salutare». Cinque anni per cambiare. Il presidente della Fiat è dunque d’accordo con il ministro del Tesoro Carli, secondo il quale questo lasso di tempo è sufficiente per il nostro Paese. «Noi abbiamo avuto in Carli a Bruxelles un duellante straordinario, di spada, sciabola e fioretto. Ma questo non basta, bisogna mettere a posto le cose in Italia. Siamo alle solite: gli elementi principali da cambiare sono il costo del lavoro gli investimenti che in Italia quest’anno sono calati, anche se non in casa Fiat, e l’organizzazione dei servizi. Per quanto riguarda il costo del lavoro, la trattativa deve partire tenendo ben presente una distinzione: esistono due tipi di lavoratori, quelli che si devono rapportare al mercato internazionale, e quelli che si confrontano con quello interno protetto, i pubblici servizi. Ed è in questo campo che bisogna bloccare le assunzioni e gli aumenti, perché questi lavoratori sono giù stati abbondantemente accontentati». Ma questa maggioranza è in grado di garantire un cambiamento? «Non si può parlare di questa maggioranza, poiché non ne esistono altre. La Malfa dice che collaborerebbe con un’altra, immaginaria. È un ragionamento da surrealista, immaginario (il segretario del Pri, presente, ha replicato sostenendo che” il giudizio, duro, è sulla De”). Bisogna però che il governo si comporti nei prossimi nove mesi in modo severo, e non con la permissività che contraddistingue i periodi pre-elettorali». Una situazione quindi seria e difficile, anche per la Fiat, che «sta vivendo un anno difficile, peggiore dell’anno scorso, anche se migliore rispetto alla media dei produttori dell’automobile».

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

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