Auro Palomba: “Conti Edison migliorano nei primi mesi del ’92”

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È Digital il risultato della pesca grossa Olivetti. La ricerca del partner ideale per il gruppo di Ivrea si è dunque conclusa, con l’accordo firmato ieri mattina da Carlo De Benedetti e Pier Carlo Fatotti, presidente della Digital Equipment Corporation Europe, che prevede entro due anni l’acquisizione da parte degli americani di poco meno del 10% dell’Olivetti. Alla Cir e agli altri azionisti del sindacato che controlla il colosso informatico andranno in due tranche, la prima entro 45 giorni e la seconda entro la fine del ’94, 344,250 miliardi di lire, in cambio dell’8,06% dell’Olivetti (che sarà venduto con osservando gli stessi due pacchetti pari al 4,03% cadauno). Il restante 1,89% verrà invece acquisito in Borsa, prima del luglio ’93. La Dee avrà inoltre due posti in consiglio d’amministrazione, uno fin da ora (probabilmente verrà cooptato lo stesso Falotti), e l’altro dopo il ’94. II gruppo italiano non entrerà invece nell’azionariato di quello americano. È un Carlo De Benedetti raggiante quello che intrattiene i giornalisti nella conferenza stampa seguita all’assemblea di bilancio. Il coup de théatre gli è riuscito alla perfezione: presentarsi agli azionisti con il nuovo socio, ed infatti ammette che ha dovuto correre una «maratona» per arrivare all’assemblea con la firma sul contratto.

Ai suoi fianchi il braccio destro Elserino Piol e Pier Carlo Falotti, mentre in platea siedono i figli Marco e Rodolfo, che ha condotto le trattative in prima persona. A tre anni dall’uscita della Att per l’Olivetti. c’è dunque un nuovo socio americano, ma l’Ingegnere non accetta paragoni: «La situazione è diversa per tre motivi oggettivi: Att non aveva presenze in Europa, mentre oltre il 50% del fatturato di Dec è europeo; quella con Att era solo un’alleanza finanziaria, mentre questa è principalmente tecnologica; l’accordo, infine, prevede che Dec non possa salire oltre il 10% dell’Olivetti, almeno per i primi 5 anni». E che l’accordo sia prevalentemente tecnologico è testimoniato dal previsto utilizzo da parte degli italiani di “Alpha”, la più avanzata architettura Risc a 64 bit annunciata nel febbraio di quest’anno dalla Dec, e che quest’ultima fornisca chips,” piattaforme di sistemi, basati sulla sua tecnologia Alpha Risc, è software di rete. L’alleanza strategica annunciata ieri rappresenta inoltre un’importante estensione degli accordi di interscambio di fornitura di tecnologia e prodotti attualmente in atto tra Olivetti e Digital. Gli accordi riguardano fornitura OEM di Pc dei due gruppi, e l’adozione da parte di Olivetti di tecnologie software dì rete di Digital.

De Benedetti ci tiene a chiarire che «la Cir manterrà la partecipazione di maggioranza di capitale Olivetti, in coerenza con l’impegno a lungo termine nella gestione della società». E fornisce le quote: ora la Cir ha il 44,8% delle azioni del gruppo informatico, il resto del patto di sindacato il 6%, e il 49,2% è sul mercato. Al termine del’94 la Cir avrà il 37,7%, il sindacato il 5,3%, la Digital (che non sindacherà le proprie azioni) il 10% e il mercato il 47%. Non accetta neanche critiche sul prezzo pagato dagli americani che verseranno per ognuna delle oltre 40 milioni di azioni circa 8.500 lire, contro le 3.178 di quotazione di Borsa prima della sospensione dei titoli decisa (anche per Cir e Cofide ieri mattina dalla Consob. «Per la prima volta in Italia abbiamo voluto lanciare un segnate al mercato, prevedendo nell’accordo che la Dec acquisti anche l’1,89% dell’Olivetti sul mercato». In Borsa però non la pensano così, e ritengono che sia l’ennesima occasione in cui i piccoli azionisti vengono tagliati fuori dalla possibilità di avere pagate le proprie azioni profumatamente.

Ma De Benedetti replica che, quando tre anni fa la Cir decise di riprendersi le azioni Olivetti dell’Att a 11.300 lire; «non chiese aiuto al mercato». L’operazione non rientra comunque fra quelle per cui la legge prevede un’Opa obbligatoria. Smentendo che l’accordo si possa leggere come «l’unione fra due debolezze», l’ingegnere ha presentato la Digital, ovvero il secondo gruppo informatico mondiate, con un fatturato di circa 14 miliardi di dollari nel ’91 (16 mila miliardi di lire) e 121 mila dipendenti. È dunque un gruppo grande circa il doppio dell’Olivetti, che nel ’91 ha avuto ricavi per 8.607 miliardi e una perdita di 46 0 miliardi. Per quanto riguarda il ’92, De Benedetti ha confermato l’impegno per arrivare «almeno al pareggio». Da parte sua Falotti ha espresso la speranza che «l’alleanza sia a lungo termine» e ha precisato che per il colosso americano «l’operazione non è finanziaria ma un rapporto di business. Certo gli affari sì fanno con un certo rischio», e questa frase era in risposta alle osservazioni fatte dai giornalisti riguardo il prezzo pagato per le azioni, quasi il triplo del valore di Borsa.

FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba

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