Le Macchine Volanti: gli italiani all’estero in un articolo di Simone Brunozzi

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È possibile parlare di una cultura differente da quella italiana senza generalizzare? Simone Brunozzi, in passato Vice Presidente e ChiefTechnologist di VMware e attualmente CTO di una startup a San Francisco, racconta la sua esperienza personale sul portale di Telecom Italia, Le Macchine Volanti, che ha accolto già testi di prestigiose firme quali, tra le altre, quella del Presidente Esecutivo Giuseppe Recchi, di Domenico De Masi e di Joel Mokyr. Nei suoi otto anni fuori dall’Italia, Brunozzi ha vissuto nel Nord Europa, a Singapore e a San Francisco, realtà molto differenti tra di loro per abitudini ed usanze. Difficile quindi arrivare a una definizione di questi contesti senza rischiare di cadere nelle generalizzazioni, che non aiutano mai a comprendere de facto le caratteristiche di uno stile di vita. E così si sofferma su alcuni particolari che, sebbene non esaustivi, sono indicativi di una cultura. A Singapore, ad esempio, per accedere a una scuola superiore di qualità si passa attraverso un esame che tiene conto di una serie di fattori. Tra questi, influisce sul punteggio anche il volontariato dei genitori presso scuole o altre organizzazioni, un dato che sottolinea la predisposizione verso l’eccellenza che è propria di quel contesto. Un parametro che è indicativo di un approccio diverso alla vita. L’articolo si sofferma, successivamente, sul Giappone e sulle difficoltà nell’analizzarne la cultura dopo una frequentazione troppo breve. Gli Stati Uniti sono tutto un altro discorso: la mancanza di un ceto medio forte ha portato alla creazione di una ristretta “altaborghesia”, di una ristrettissima cerchia di ricchi e ricchissimi e di un numero esorbitante di quasi poveri, poveri e poverissimi. Una caratteristica degli americani è la pianificazione serrata, l’organizzazione preventiva. In California, in particolare, non è facile avere rapporti consolidati con una persona e tutte le questioni inerenti al lavoro sembrano disconnesse dal tessuto sociale in cui si vive. Tutte queste esperienze, oltre a generare un’opinione sul mondo al di fuori dell’Italia, creano una nuova percezione dell’Italia stessa: per conoscere appieno il proprio Paese è infatti necessario allontanarsi da esso, per scoprire o confermare opinioni positive e negative. L’articolo di Simone Brunozzi si chiude con un’analisi approfondita sull’accento linguistico degli italiani all’estero, in particolare quello di Diego Piacentini di Amazon.com.

Fonte:http://www.lemacchinevolanti.it/2016/02/io-sono-un-espatriato/

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