Fabrizio Palermo: il McKinsey-boy che aiutò Passera a risanare le Poste e che ama le sfide in canoa

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Il nuovo vertice di Via Goito 1 Fabrizio Palermo è stato anche Vice Direttore Generale di Fincantieri

Anche ieri mattina Fabrizio Palermo è arrivato nel suo la ufficio al quarto piano del quartier generale della Cdp in Via Goito a Roma poco dopo le 8,15. Come al solito, proveniente dall’allenamento quotidiano di canottaggio presso il circolo sul Tevere. Lo attendevano Fabio Massoli, Luca Caviglia e Paolo Caleagnini, tre suoi stretti collaboratori per completare la stesura della semestrale della Cdp che dovrà essere approvata dal cda già in calendario per giovedì 2 agosto. Verso le 11, è squillato il cellulare: era il ministro Giovanni Tria che gli dava la notizia del nuovo incarico. L’ad in pectore di Cdp è un manager specializzato nella valutazione dei numeri, ma chi lavora al suo fianco parla anche di ampia visione strategica, qualità che peraltro ha dimostrato in Fincantieri. il suo precedente impegno professionale, e prim’ancora in McKinsey, quando supportò Corrado Passera nel rilancio di Poste che, da carrozzone pubblico, a cavallo del Duemila venne trasformata in un’azienda efficiente. Era l’inverno del 1998 quando Carlo Azeglio Ciampi nominò Passera ad di Poste e subito dopo il manager ingaggiò McKinsey per rivoltare come un calzino il gruppo dei recapiti che perdeva 2 mila miliardi di lire l’anno. Per la società di consulenza americana il capo del team era appunto Fabrizio Palermo, che qualche anno prima si era fatto le ossa in Morgan Stanley. Fu anche grazie ai suoi suggerimenti che le Poste svoltarono con il piano 1998-2002: prima le lettere arrivavano dieci giorni dopo l’invio, mentre i pacchi si perdevano per strada. Le promesse di un migliore efficientamento furono mantenute e Poste tornò in equilibrio. Il turnaround di successo fu merito certamente di Passera e del suo braccio destro Massimo Arrighetti, ma Fabrizio Palermo ci mise del suo. Nel 2005 fece il gran salto nell’orbita pubblica, diventando vicedirettore generale di Fincantieri, un gruppo con i conti in disordine. A fianco di Giuseppe Bono prese dunque parte al secondo “miracolo”. Il 2009 fu l’anno di svolta: il gruppo non se la passava bene e tra le maestranze c’era inquietudine, i lavoratori di Napoli e Genova si riversavano periodicamente per strada in segno di protesta. Con Bono alla guida, Fabrizio Palermo mise a punto un piano di rilancio che consentì a Fincantieri di ottenere una maxi-commessa da Carnival corporation per la costruzione di navi da crociera. Sul nuovo ordine venne aperto il paracadute Cdp con un finanziamento da 1,5 miliardi. Iniziò così la risalita del gruppo, che poi approderà in Borsa poco prima del trasferimento di Palermo in Cdp quale direttore finanziario. Molto stimato dai principali operatori istituzionali, in Via Goito ha contribuito alla messa a punto del piano industriale 2016-2020 (160 miliardi per stimolare le principali aree di crescita del Paese). Sul piano strettamente operativo ha messo in piedi un sistema di monitoraggio per verificare reall-time l’andamento delle principali partecipazioni in portafoglio. Adesso il timone è nelle sue mani.

FONTE: Il Messaggero
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