Gli imprenditori del Nordest puntano su Borsa e private equity, Massimo Malvestio: “Fenomeno destinato a consolidarsi”

Da alcuni mesi sempre più società del Nordest hanno deciso di entrare in Borsa o ricorrere al private equity. L’obiettivo è raccogliere capitali e fornire così una leva per lo sviluppo dell’impresa. Un fenomeno che, secondo Massimo Malvestio, è destinato a durare se il quadro normativo continuerà ad essere favorevole. Massimo Malvestio guida il Comitato per gli investimenti di Praude Asset Management, società di gestione del risparmio da lui fondata nel 2009 e che al momento controlla anche il fondo Hermes Linder. Secondo l’esperto, sono due le motivazioni principali che hanno portato le realtà nordestine ad aprire il proprio capitale a nuove modalità di finanziamento. La prima è da cercare nell’aumento dei multipli riconosciuto dal mercato alle società di piccole dimensioni, che ha convinto nell’ultimo anno molte aziende a quotarsi. Le norme sempre più favorevoli hanno fatto il resto: “Dal Governo Renzi in avanti – ha dichiarato in un’intervista pubblicata su “Nordest Economia” – sono state approvate numerose misure per favorire la quotazione delle società di minori dimensione e per avvicinare il risparmio al capitale di rischio”. Se il legislatore continuerà su questo percorso, ci sono buone probabilità che il trend possa andare avanti nonostante i costi di quotazione spesso ancora sproporzionati rispetto ai singoli casi: “A favore di una progressiva apertura al mercato – ha aggiunto – gioca anche il fatto che la trasparenza è ormai nel Dna della stragrande maggioranza delle nostre imprese, per cui le regole imposte dalla Borsa non sono percepite come un trauma, diversamente da quello che poteva accadere nel passato”. Ovviamente i rischi non mancano, precisa l’esperto, riferendosi in particolare ai fondi private equity, che diventano un’opportunità soprattutto se investono in quote di minoranza e l’imprenditore ha le carte in regola per gestirli: “Se invece acquistano la maggioranza facendo ricorso in maniera prevalente al debito e puntano a rivendere il prima possibile, senza mostrare alcun attaccamento verso l’impresa, la sua storia, la gente che ci lavora, il territorio che quell’impresa ha espresso, allora diventano socialmente pericolosi”. Borsa e private equity, conclude Massimo Malvestio, sono anche una risposta alla desertificazione bancaria che sta colpendo i territori: “Il Triveneto non esiste più in termini bancari a parte Cassa Centrale a Trento e a parte la provincia di Bolzano. Le casse di risparmio, le banche popolari e quelle di credito cooperativo sono state private dei rispettivi tratti tipici per via normativa e spinte verso il modello di Spa. Ora si è persa anche Cattolica Assicurazioni, e in questo caso neppure sarebbero mancati i soldi. È così che si diventa periferia, un po’ alla volta”.

Per maggiori informazioni:
https://nordesteconomia.gelocal.it/economia/2022/01/20/news/malvestio-costi-di-quotazione-ancora-alti-la-trasparenza-e-nel-dna-delle-imprese-1.41148559

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